Orgoglio Valtrumplino Rizzini impegnato nella realizzazione dell’ospedale da Campo di Bergamo

Un vanto per la Valtrompia: è Sergio Rizzini, direttore della Sanità alpina-Ospedale da campo dell’Associazione Nazionale Alpini (A.N.A.), in queste ore impegnato in qualità di direttore generale dell’allestimento dell’ospedale da campo all’interno dell’area della Fiera di Bergamo, che ospiterà i pazienti Covid-19.


Il 53enne gardonese, originario della frazione di Inzino è sposato con Monica, padre di tre figli ed è un libero professionista: si occupa di consulenze strategiche e consulenze finanziare. L’incarico di direttore della Sanità Alpina per l’Ana è giunto cinque anni fa, ed ora è stato purtroppo necessario mettere in campo le competenze acquisite insieme agli altri volontari in questi anni. Una professionalità che mostra solo il risultato finale ma non i sacrifici che ci sono dietro. “Al momento dell’emergenza- ha spiegato Sergio Rizzini- c’è stato un immediato confronto con la protezione Civile Nazionale e le autorità. E’ stato richiesto un progetto, una volta approvato si è partiti immediatamente”. Un’ emergenza non va inseguita, ma anticipata. In Italia si è persa la progettualità e la visione strategica a lungo termine (quella ventennale). I lavori per la realizzazione della struttura sono iniziati il 24 marzo e tutto dovrebbe concludersi per mercoledì con l’arrivo delle ultime apparecchiature, fornite per il 95% da Ana. Sono stati impiegate circa 400 persone al lavoro 24 ore su 24, della Sanità Alpina e delle squadre di protezione civile Ana. “L’ospedale – continua Rizzini- è un vero e proprio ospedale, un distaccamento dell’ospedale Papa Giovanni XXIII e che una volta attivo, come da normativa sarà gestito in toto da loro; per la realizzazione della struttura, il sostegno economico di imprenditori bergamaschi e da privati, con finanziamento esclusivo a questo progetto che è costato circa 5 milioni di euro”.

L’ospedale occuperà un’area di 6500 metri quadrati, con 142 i posti letto, dei quali 72 destinati alla terapia intensiva e sub-intensiva e 70 invece per pre o post subintensiva. Vengono garantiti gli spazi di distanziamento sociale (la distanza): per consentire il rispetto di chi lavora (una risorsa finita) e dei pazienti (per agevolarne la guarigione). Posizionato il pavimento in linoleum ospedaliero, si sono alzate le pareti. Si è poi passati a realizzare un impianto di aspirazione e sanificazione dell’aria, area sterilizzazione degli strumenti, laboratori analisi, radiologia, camera mortuari, aree di doppia vestizione per il personale sanitario che ne esce decontaminato. L’Ana fornirà anche supporto psicologico a pazienti ed operatori.Una volta attivo l’ospedale vedrà la presenza di 200 addetti ai lavori. Sarà presente personale della Sanità Apina, della protezione civile Ana un’aliquota russa con 32 persone, non mancherà il supporto di Emergency tra cui personale che ha avuto pregresse esperienze con ebola ed il personale del Papa Giovanni XXIII. “L’ospedale- conclude Rizzini- resterà potenzialmente attivo per sei mesi, questo per consentire all’ospedale vero e proprio di sanificare gli ambienti precedente occupati da pazienti Covid, e di smaltire il lavoro arretrato”.

 
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