A Sarezzo, la storia di due amici ancora più uniti post Covid

Tutto ha inizio il 1 marzo: Ruggero dopo una giornata trascorsa con amici verso sera inizia ad avere la febbre. Dopo tredici giorni durante i quali il fisico è stato messo a dura prova tra febbre alta e dolori molto forti, con pesanti conseguenze, un sogno.

Ad apparire, l’amico fraterno Carlo, colpito da malattia degenerativa ed allettato da anni, che ha spronato Ruggero a riprendersi in fretta, per continuare a fare ciò che faceva prima “Aiutare gli altri” e facendogli capire quanto bisogno ci fosse di lui.

La mattina seguente la febbre scompare e tornata l’appetito. Finalmente dopo un mese, Ruggero può tornare ad uscire da casa. La prima cosa che fa è andare a trovare Carlo per ringraziarlo dell’incoraggiamento onirico.

Scampato al Covid-19, Ruggero ha un’altra ottica della vita. “I miracoli possono succedere. Ero amico di Carlo da anni- ha dichiarato Ruggero – ma non sempre riuscivo ad andare a trovarlo. Dopo il “sogno miracoloso”, ogni giorno vado da lui per scambiare quattro chiacchere (anche se Carlo fatica a parlare) e raccontargli qualche novità . So che gli devo molto: lui nonostante la sua precaria condizione di salute, sa essere molto positivo ed infondere tanta energia. La malattia e la guarigione, mi hanno portato ad essere ancora più disponibile verso gli altri”. Trovarsi sul filo del rasoio, ti porta a riflettere molto, soprattutto sulla caducità della vita.

 
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